
Normalmente i temi “caldi” sono evitati dai videogiochi come la peste. Sesso, guerra, politica: meglio lasciar perdere la roba che scotta per approdare su lidi ben più sicuri. Tra l’altro, questa è notoriamente la politica di società del settore piuttosto importanti. Giusto? Sbagliato.
Konami ha appena annunciato Six Days in Fallujah, un FPS (con venature horror) che sarà ispirato alle violenti battaglie del 2004 che hanno interessato la città di Fallujah.
Peter Tamte, presidente di Atomic Games (la software house che si occuperà dello sviluppo del titolo), ha rilasciato alcune dichiarazioni sul progetto al L.A. Times: “Per noi la sfida è stata questa: come riusciremo a rappresentare gli orrori della guerra in un gioco, che deve essere anche divertente, ma che allo stesso tempo deve fornire una visione di una situazione storica in un modo che solo un videogioco consente? Il nostro obbiettivo è dare alle persone questa visione, di ciò che significa essere un Marine nel corso di un simile evento, cosa significa essere un civile all’interno della città e cosa significa essere un rivoltoso…”.
Perbacco, le parole di questo signore sono pura musica per le nostre orecchie.
Da sempre, infatti, noi videogiocatori sognamo un videogame che sia imperniato su un tema importante e che riesca a mostrarlo in tutte le sue sfaccettature (anche quelle sgradevoli). Ma che allo stesso tempo non tradisca il significato di un videogioco: divertire.
Nel 2010 (l’anno in cui dovrebbe uscire il titolo su PC, Xbox 360 e PS3) vedremo se Konami e Atomic Studio saranno riuscite nell’intento; nel frattempo godetevi le pochissime immagini del titolo al momento diffuse.
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