Kratos, antieroe e metafora dell’intera condizione umana

Al momento non sappiamo se God of War III sarà un gioco bello o brutto, se manterrà intatto lo charme dei due predecessori (le prime recensioni, però, sono positive): al momento non importa, perché non è rilevante ai fini di questo post.

L’uscita del titolo è imminente (19 marzo qui in Europa) e l’attesa mi spinge a riflettere su uno degli antieroi videoludici che mi ha affascinato di più: Kratos.

Cosa vuole questo maledetto semidio guerriero? Vendicarsi degli Dei, sconfiggere il Fato (cosa che ha già fatto nel secondo capitolo), distruggere. La verità è che Kratos prima di essere uno spietato combattente è un semplice essere umano. E come tale ha obbiettivi fin troppo umani: arraffare quanto più possibile, prendersela con altri per la propria infelice condizione, non fermarsi di fronte a nulla.

Molti obbietteranno che non tutti i nostri simili, per fortuna, si comportano così. Ma le pulsioni di base -spiace ammetterlo- restano le stesse.

Questa immagine di God of War III, diffusa recentemente, è emblematica (potete ingrandirla cliccandoci sopra). Kronos, padre di Zeus, tenta -non sappiamo perché- di schiacciare Kratos e dato che è un Titano gli basta poco: sono sufficienti indice e pollice di una mano. E nel frattempo osserva la sua vittima con sguardo austero, ben conscio dei limiti della creatura che ha tra le dita.

Ma lo spartano resiste, non intende darsi per vinto. L’illustrazione è una autentica metafora dell’intera condizione umana: la nostra razza che lotta, con una inferiorità di mezzi risibile, contro l’immane potere del Tempo. Kronos ha tutto: è immortale, fortissimo per natura, praticamente impossibile da ferire. L’uomo è fragile, vive in media 85 anni, deve sudare sette camicie per disporre di qualunque arma.

Ma qual è il dono che ci rende unici, quel qualcosa che solo noi possediamo e nessun’altra specie in questo pianeta? Il libero arbitrio, esprimibile nella sua pienezza grazie alla forza di volontà. L’essenza di Kratos potrebbe proprio essere sintetizzata grazie ad una semplice formula:

Anche per chi non conosce i limiti il significato è intuibile: Kratos non è altro che un essere umano dotato di una infinita forza di volontà. Altrimenti non potrebbe sconfiggere le Parche o sfidare la morte continuamente e con successo.

E’ questo il lato umano (e divino al contempo) del temibile greco. E’ l’antieroe invincibile che giace nascosto dentro di noi e, sotto sotto, lo invidiamo

Vedi anche:

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2 thoughts on “Kratos, antieroe e metafora dell’intera condizione umana

  1. esimio KaranSjet…
    desidero semplicemente complimentarmi con te per questa arguta e pertinente analisi. Immagino che tu sia molto erudito nell’ambito della matematica e, forse, della fisica, e mi pare che ciò ti permetta di confrontarti, con pieno successo, con problemi filosofici alquanto ardui. La mia formazione è soprattutto umanistica, essendo laureato (e specializzato) in scienze della formazione, ho alcune nozioni di filosofia, psicologia e analisi che mi permettono di apprezzare le tue osservazioni in merito a questo gioco. l’unico consiglio che mi permetto di darti è di aggiornare questa pagina con un commento al videogioco,oramai uscito e già un classico, che comprenda anche il finale: sarei molto curioso di leggere i tuoi commenti in merito.
    di nuovo complimenti.
    Dragone568

  2. Caro dragone568, grazie a te per i complimenti realmente lusinghieri.
    In effetti una delle mie aree di competenza è proprio la matematica, e sono felice che tu, esperto delle scienze umanistiche, abbia apprezzato questo “mix” concettuale sulla figura di Kratos, personaggio, a mio avviso, dalle sfaccettature sorprendentemente complesse.

    Hai ragione: l’analisi, alla luce del prodotto finito, merita di essere arricchita.
    Avevo in mente di ritornare sul tema, mi sembra che questo sia il momento giusto per farlo ;)

    Resta dunque sintonizzato, grazie ancora e a presto :)

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