Moralità o moralismo?

Questa arguta immagine di Meh.ro mi spinge a pensare…
Sottolineo il termine “arguta”, perché è un po’ come la satira: esprime un punto di vista in modo ironico e provocatorio. Può quindi risultare indigesta o piacere, a seconda del vostro gusto e punto di vista.

All’inizio, vedendo la simpatica trovata, mi è venuto da riflettere: entrambi i miei nonni combatterono nella Seconda Guerra Mondiale. Cosa avrebbero detto, se gli avessi fatto notare che uno degli eventi più tragici della loro esistenza è spesso richiamato per diletto?

Non sarebbero stati entusiasti, eufemisticamente parlando. Ma forse la domanda pecca di retorica: un anziano, con una forma mentis già consolidata e un ricordo doloroso, è difficile che dimostri comprensione verso gli sparatutto, specialmente quelli che trattano lo scottante tema della guerra.

Ma spostiamo l’attenzione su di noi. Esiste un limite che i videogiochi non dovrebbero superare quando si parla di guerra? Gli FPS, per carità, sono divertenti. E ambientarli nel corso delle Guerre Mondiali probabilmente aumenta l’immersione del giocatore nel titolo di turno. Eppure ancora questo non basta a dissipare il dubbio, odioso, che rendere dilettevoli momenti che nella realtà risultano a dir poco drammatici, sia esecrabile.

Ricordo una lettera di tanto tempo a fa, apparsa sul mensile The Games Machine, nella quale un lettore raccontava un episodio interessante: mentre stava giocando con amici ad uno sparatutto, su di un portatile ad un bar, si avvicinò un vecchietto che, osservando il monitor, esclamò qualcosa come: “No, ma allora è tutto inutile”.
Inutile -immagino- il dolore passato, se riesumato in modo sacrilego. Siete anche voi colti da un certo smarrimento? Se sì, guardate qui:

Eh già, difficile dimenticarlo. Ne parlammo anche noi, a suo tempo.

E’ un bel pugno nello stomaco, non c’è che dire. Come lo fu Arancia Meccanica negli anni ’70. Come lo sono molti film sull’Olocausto. E ancora sono in molti a pensare che la violenza, talvolta, non dovrebbe essere “messa in scena”. E vi dico la verità, non so con certezza chi ha torto. Come sempre è il buon gusto a distinguere l’osceno dal bello. O a farli coincidere, in qualche caso.

Personalmente a me non è piaciuto il famigerato livello di Modern Warfare 2.
Primo, perché non c’è niente di divertente nello sparare a gente inerme. Secondo, perché certi temi sono ancora caldi e come insegna la satira greca, bisogna metabolizzare (non rimuovere) certi eventi, per poi poterne ridere. Oppure, addirittura, per trovarli divertenti.

Non credo che sia dannoso -con buona pace di ciò che avrebbero detto i miei nonni- divertirsi facendo finta di essere in guerra: sarà triste, ma questo è un tipico gioco degli esseri umani, soprattutto dei maschietti. Credo che però, se una persona vede una sola faccia del poliedro (scarsa documentazione sugli eventi storici, cattiva informazione sulle vicende attuali, eccessivo tempo di fronte ai videogiochi), allora rischia di finire per credere che la guerra non sia poi così male.
Se non lo ritenete possibile, ricordate che Mussolini riuscì a convincere molti italiani che, tutto sommato, l’imminente conflitto non sarebbe stato così sanguinoso: anzi, si sarebbe rivelato un toccasana per lo spirito.

Nel nono episodio della seconda stagione de I Simpson, Marge si scaglia contro i cartoni animati di Grattachecca & Fichetto: ne combatte la violenza. E con risultati ampiamente positivi sulla vita dei bambini di Springfield.
Fino a quando arriva il David di Donatello in città. Allora una folla inferocita bussa alla porta della famiglia per chiedere a Marge di capeggiare una rivolta: devono ostacolare l’esibizione di un “chiappone italiano” con tanto di genitali in bella vista.
Marge si rifiuta e, più tardi, in un’intervista dichiarerà che forse la differenza tra il David e Grattachecca & Fichetto dimora solo nel buon gusto delle persone.

Ciò deve valere anche per i videogiochi: embrionali manifestazioni artistiche, più o meno riuscite, ma di pari dignità con altre opere.

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