In America una legge per limitare l’uso dei videogame

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A Santa Monica un legislatore vuole limitare la quantità di tempo che i bambini trascorrono con i videogiochi. La legislatrice Julia Brownley intende inoltre garantire che i giochi siano utili per l’insegnamento dei valori o che aiutino dal punto di vista culturale, affrontando i temi e le materie scolastiche.

A tal fine Brownley ha introdotto il progetto di legge AB627. La sua proposta è volta a spronare la California ad affrontare il problema dilagante dell’obesità infantile, che sarebbe causata in gran parte dai videogiochi, in quanto questi ultimi di solito non vanno molto d’accordo con le attività sportive.

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In Quebec è vietata la vendita di videogiochi in inglese

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Dal 1° aprile in Quebec è vietato vendere videogiochi in inglese, se è disponibile sul mercato la versione in francese di un determinato titolo.

A dirlo è una legge che sta destando serie preoccupazioni tra venditori e videogiocatori del luogo.

Ad esempio, Ronnie Rondeau, co-proprietario di Game Buzz, teme che la nuova legge “inciderà sui miei affari. Se davvero farà la differenza, io l’applicherò per questo, ma solo un piccolo numero di persone vuole giocare in francese. Gli altri non contano. E in termini di soldi, farà male“.

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Il capo della polizia tedesca vuole bandire i videogiochi violenti

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Verrebbe da dire “Noi ve l’avevamo detto”, se non fosse che in effetti il nostro precedente articolo sulla strage di Winnenden era molto cauto, anche per rispetto al tragico evento di cronaca.

Probabilmente siamo stati troppo generosi.

L’uomo nella foto è Heini Schmitt, capo della polizia tedesca; dopo la terribile tragedia che ha colpito la piccola comunità, a suo avviso sarebbe saggio bandire tutti i videogiochi che consentono di uccidere (molto sinteticamente li definisce killergamers, termine che noi tradurremo con “giochi violenti”).

Certo, lui stesso ammette che “non ci sono prove che queste frequenti fughe in mondi cruenti possano contribuire a questi gesti insani”. “D’altro canto -ha continuato- nessuno può negare completamente una responsabilità dei giochi violenti”.

Ma sì, bandiamoli pure i killergamers e poco importa se non si hanno prove sull’influenza che eserciterebbero sulle menti dei giovani… Tanto, come conclude Schmitt, “il mondo non sarebbe un posto peggiore se non ci fossero giochi violenti”.

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Sollievo per Nintendo: vince la causa per infrazione di brevetto

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Nel 2007 una misconosciuta società texana di nome Fenner Investments citò in giudizio Nintendo, Sony e Microsoft. La principale accusa era rivolta alla casa di Mario, rea di aver indebitamente utilizzato una tecnologia già brevettata dalla Fenner per costruire i Wii Remote. Ma il dito era puntanto anche contro Sony e Microsoft, visto che un altro brevetto della società sembrava essere legato alle interfacce dei joypad di GameCube, PlayStation 2 e Xbox. Insomma, ce n’era davvero un po’ per tutti.

Simili faccende legali non sono state mai prese alla leggera dalle case di produzione, soprattutto dopo il precedente della Immersion Corporation; questa società fece causa a Sony (nel 2002), accusandola di aver infranto dei brevetti relativi alla tecnologia che sta dietro il controller “Dual Shock”. E finì male per il colosso giapponese, visto che nel 2005 dovette risarcire la società con più di 90 milioni di dollari e non poté più implementare la funzione vibratile nei joypad, almeno fino al DualShock 3.

Bene, oggi le tre big del mercato videoludico possono tirare un bel sospiro di sollievo: il giudice Leonard Davis, della Corte Distrettuale americana di Tyler, ha rigettato l’accusa, stabilendo inoltre che non sarà necessario un processo con una giuria.

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L’Italia è il Paese con il più alto tasso di pirateria online

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Docce fredde del genere non si vorrebbero mai sperimentare, eppure arrivano e fanno molto male.

Prima di addentrarci nella notizia, è necessario fare una precisazione sull’immagine presente nel post: è stata scelta per un preciso (e triste) motivo, che sveleremo più in là nel corso dell’articolo.

Una recente indagine di mercato dell’IIPA (International Intellectual Property Alliance) ha svelato che le Nazioni dell’Europa occidentale sono tra quelle in cui il fenomeno della pirateria online è più presente. La numero uno è -rullo di tamburi- l’Italia.

Per condurre l’indagine (denominata “Special 301 Report”), sono stati scelti alcuni videogiochi di riferimento e analizzati ben 223 Paesi. A dicembre 2008, sono state scaricate 6.429.279 copie illegali di 13 titoli, principalmente attraverso le reti P2P BitTorrent e eDonkey. Il download dei due videogiochi più popolari è avvenuto 4.787.441 volte.

Veniamo ai dati riferiti alle Nazioni dell’Unione Europea: l’Italia è in testa, con il 17 % dell’attività illegale; seguono Spagna (15,1 %), Francia (7,9 %) Germania (6,9 %) e Polonia (6,1 %).

Michael D. Gallagher, CEO dell’Entertainment Software Association (membro dell’IIPA), ha commentato: “La pirateria è la più grande minaccia all’innovazione, all’impegno artistico e agli sviluppi tecnologici di cui usufruiscono milioni di consumatori sparsi per il mondo”. “La pirateria -ha continuato- è una pratica assassina che il mondo dell’economia non può tollerare in questi tempi difficili. Le Nazioni che non assumono misure per combattere la pirateria devono capire che stanno tollerando un danno inaccettabile, mentre quei Paesi che investono nella protezione dei diritti della proprietà intellettuale e assicurano che la pirateria non può essere consentita a nessun livello, dovrebbero essere lodati”.

C’è poco da aggiungere a ciò che ha detto il signor Gallagher, noi cercheremo solo di comprendere meglio il clamoroso risultato italiano.

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