Il silenzio degli innocenti (a volte mica tanto) videogiochi scaricabili

Digital delivery.
Da incensare, per carità: la possibilità di reperire videogame da Internet ha aperto una miriade di porte, che un tempo neanche si immaginavano.

Mi viene da pensare subito a Steam: tanti bei videogiochi venduti a basso prezzo, e acquistabili tenendo le parti più nobili del nostro corpo ben salde sulla sedia.
Eppure mi vien da pensare anche a tutti quei videogiochi -il cui numero in futuro forse accrescerà- che escono, anzi nascono, sotto forma di episodi: in un tempo non meglio precisato saranno poi “completati”.
Il rischio in cui incorrono alcuni videogiochi sorti sotto tali auspici è che siano figli di un dio minore. E faccio due nomi recentissimi: From Dust e Age of Empires Online.

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Tim Schafer: scarsi ricavi allontanano i developer dal PC

Giusto lunedì parlavamo della difficile realtà che affrontano alcuni editori attivi nel settore PC dell’intrattenimento elettronico.

Per una piacevole coincidenza, il geniale Tim Schafer ha chiarito perché, negli ultimi tempi, si assiste sempre più ad un certo distacco delle software dal mercato dei computer.

Come era facile immaginare, c’entrano in primis i soldi: ma non sono gli sviluppatori a manifestare tale disagio, bensì i produttori.

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Perché Sony non ha replicato il successo della PS2? Risponde Phil Harrison

Stupisce ancora il successo universale ottenuto dalla PlayStation 2, apparsa nell’Unione Europea il 24 novembre del 2000: dieci anni fa esatti. Nulla poté la compianta Dreamcast (e più tardi GameCube e Xbox): ad oggi si contano 147,6 milioni di unità vendute. Un numero enorme, soprattutto se rapportato alla realtà videoludica degli anni Zero, non affermata quanto quella attuale.

Dopo una tale standing ovation tutti si aspettavano scintille dall’avvento della potente PlayStation 3. Ma questa volta, nella settima generazione, è stata Nintendo a escogitare un geniale mix tra innovazione e trovata commerciale: sebbene costituito da un hardware poco performante, il Wii ha incarnato l’intimo desiderio di ogni giocatore di “vivere” letteralmente il videogame. E il mercato l’ha premiato, anche per via del suo basso costo.
Mentre la PlayStation 3, una volta arrivata, era già troppo in ritardo. E a causa dell’elaborato hardware, il suo prezzo (vero biglietto da visita di una console) era esorbitante sia in termini assoluti, sia in termini relativi: il confronto con Wii fu disastroso.

Una lunga e approfondita disamina, condotta da Eurogamer, tenta di individuare le cause delle “défaillance” della PS3. Tra gli altri è stato intervistato Phil Harrison, ex capo di Sony Worldwide Studio, figura chiave nel lancio dell’ultima macchina.

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Olografia e videogiochi: Sony inizia a pensarci su

Difficile, al momento, immaginare qualcosa di più simile alla realtà virtuale dell’olografia.
E’ ovviamente ancora presto per parlarne seriamente (i televisori 3D già fanno fatica ad imporsi), ma è innegabile che tale tecnologia eserciti un fascino particolare nel campo dell’intrattenimento elettronico: la proiezione totale del giocatore all’interno del medium stesso è probabilmente il futuro del settore. E d’altra parte è fondato su questo principio il debutto di macchine come Kinect, Wii e PlayStation Move.

Sony è all’avanguardia per quanto riguarda la commercializzazione dei primi videogame in 3D. Così Mick Hocking, studio director di SCEE, in un’intervista rilasciata a Develop espone le potenzialità, al momento solo sfiorate, dei più recenti prodigi dell’elettronica.

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Focus Home Interactive: “Mercato dei PC impossibile per i piccoli editori”

Sono tante le ragioni che hanno portato il mercato dei videogiochi per PC a diradarsi costantemente.
Si potrebbe iniziare parlando della pirateria, per poi maledire gli sgradevoli esborsi cui sono costretti gli utenti PC quando aggiornano le loro macchine.
Il risultato è che un numero sempre crescente di videogame viene dirottato su console (il caso di Alan Wake è emblematico), chiudono alcune software house che hanno sviluppato titoli per PC (perché in pochi li hanno rimediati legalmente): il mercato del settore si indebolisce inesorabilmente.

Cédric Lagarrigue, CEO di Focus Home Interactive (editore francese indipendente), è ritornato sul tema, aggiungendo considerazioni non meno preoccupanti: a suo avviso è assurdo aspettarsi che una piccola casa di produzione possa vendere i suoi prodotti direttamente nei negozi, prescindendo così dal digital delivery.

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Sceneggiatori di videogiochi: realtà in fermento e poco agevole

Eccezion fatta per pochi titoli, nel recente passato la maggior parte dei videogame non richiedeva certo imprese faraoniche per comporre una sceneggiatura decente: data la semplicità dei giochi, non erano richieste doti sovrumane e soprattutto personale ad hoc.
Naturalmente alcuni generi erano più attenti di altri ai copioni: molti dei punta e clicca più famosi devono il loro successo ad una brillante cura dei dialoghi.

Nel corso degli anni le figure professionali rivolte allo sviluppo dei videogame sono aumentate: individuare specifiche competenze è fondamentale per ottimizzare al meglio il lavoro da svolgere.
Una delle mansioni che sicuramente ha acquisito (e acquisirà) sempre più importanza è quella dello sceneggiatore.
Il New York Observer ha esplorato le opportunità offerte da un simile mestiere, concentrandosi in particolare sulle esperienze raccontate da giornalisti passati dall’altra parte della barricata: quella dei videogiochi.
Purtroppo -lo anticipiamo- dall’articolo non è emersa una visione molto serena…

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Videogame a metà: la soluzione di Codemasters per il mercato dell’usato

Forse su PC il nemico numero uno del commercio dei videogiochi resta sempre la pirateria, ma evidentemente sul versante console la situazione è ben diversa. A quanto pare la vera nemesi dei producer, in questo settore, è il mercato dell’usato.
Non si spiega altrimenti l’accanimento -esibito soprattutto negli ultimi anni- contro il fenomeno della rivendita dei videogame. Per intenderci: la principale occupazione di catene come GameStop e EB Games.

A suggerire una soluzione per il problema ci pensa Rod Cousens, CEO di Codemasters: vendere all’utente una parte del gioco, per poi permettergli -previo pagamento- di scaricare il resto da internet.

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In vista i primi sintomi dell’empasse tecnologico

Microsoft, Sony e Nintendo non celano l’intenzione di prolungare il ciclo di vita delle loro attuali console. Il colosso di Redmond ha già chiarito che, con il debutto dell’Xbox 360 S, non si vedranno altre sue piattaforme almeno fino al 2015.
Mentre le altre due case al momento preferiscono glissare: con PlayStation Move, Wii Party et similia è difficile credere che stiano per lanciarsi in nuovi, onerosi, progetti hardware.

Un segnale emblematico delle attuali strategie dei producer lo fornisce proprio Microsoft, che non intende proporre agli utenti Xbox Live i remake in HD dei giochi più celebri della prima console. Phil Spencer, un dirigente della società americana, intervistato da IGN ha ben esposto il suo pensiero: “Non credo che sia necessariamente una cattiva idea. Penso dalla prospettiva di un cliente, e davvero stiamo offrendo all’utente qualcosa di valore al prezzo che vorrebbe?”.

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Nintendo: “Apple può danneggiarci più di Microsoft”

I casual gamer, categoria di videogiocatori che si cimenta nell’intrattenimento elettronico a tempo perso e con titoli non impegnativi, sono in costante aumento.
Un dato con cui, nel prossimo futuro, dovranno fare i conti Nintendo, Sony e Microsoft. Se infatti un tempo i videogame si giocavano esclusivamente su PC o console (per non dimenticare le defunte sale giochi), adesso una buona fetta di utenti dedica le proprie attenzioni a titoli meno complessi: proprio quelli eseguiti dai sempre più performanti dispositivi portatili.

Del fenomeno deve essersi accorta la casa di Mario: Reggie Fils-Aime, CEO di Nintendo of America, in un’intervista rilasciata a Forbes ha dichiarato che Apple, grazie ai suoi iPhone, può disturbare addirittura più di Microsoft la loro attività.

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