
Consapevole dell’impervia strada che imboccherò: non mi sono mai capacitato completamente di come, nel 1998, un videogame dal gameplay non originale, tecnicamente nella media e “ambientato nello spazio” -pur esibendo i consueti conflitti terrestri- abbia conquistato il cuore di milioni di giocatori e sia diventato uno degli sport digitali preferiti in Corea del Sud.
Intendiamoci, i titoli Blizzard sono sempre stati accomunati da un fattore: ottenere un fortissimo riscontro di pubblico. In larga parte meritatissimo (ne sono delle testimonianze Diablo, la saga di Warcraft e MMORPG annesso), ma StarCraft è rimasto sempre un mistero, almeno per il sottoscritto. Assolutamente non un brutto gioco, ma bizzarro, ad esempio, che sia riuscito a surclassare in termini di successo i suoi avversari, temibilissimi, dell’epoca: Total Annihilation, Command & Conquer: Tiberian Sun, Age of Empires II, per non parlare di Homeworld, che l’anno dopo il debutto dell’RTS in questione mise in scena per davvero delle battaglie spaziali.
De gustibus non disputandum est; vuoi per il nome che rievocava i fasti raggiunti tre anni prima da Warcraft II, vuoi per l’appeal offerto dal confronto della razza terrestre con due aliene, vuoi per il divertente e innovativo comparto multiplayer, la creatura Blizzard riscosse consensi unanimi.
Sono trascorse dodici primavere e la febbricitante attesa per il sequel è giunta al termine. Le aspettative erano altissime: l’ingombrante eredità sarà stata raccolta?
Continue reading →